La Storia

Leudo – Antonio I

Nel primo mezzo secolo del 1900 esisteva a Porto Torres una numerosa flottiglia di barche che esercitavano un’attività, ormai scomparsa e… dimenticata, chiamata li “Saurranti” (zavorranti o dal francese e ligure suraire).

Attività addetta al carico e trasporto della sabbia e ghiaino silicico, di media e piccola granulometria, che veniva prelevato dalle spiagge del litorale compreso tra Cabu d’Aipru – Punta d’Elici – Li Salini. Detto materiale veniva utilizzato, principalmente per scoppi edilizi (a quei tempi non esistevano gli attuali frantoi), per lavori stradali e per l’esportazione sotto forma di zavorra.

Altre attività che svolgevano le barche di “Saurra” era il trasporto o traghettaggio del minerale, blenda e galena argentifera (zinco e piombo), dal pontile dell’Argentiera alle grosse navi ancorate in rada.

Da qui nasce la storia, o la causa, della costruzione del Leudo Antonio I°.

La flottiglia era composta da otto o dieci barche, tra le quali il Leudo “Giovanna” che aveva la caratteristica di battere tutte le atre barche con calma di vento perchè navigavano a remi.

Quando soffiava il vento fresco di maestrale o ponente la rada dell’Argentiera non offriva un sicuro riparo alla flottiglia ed i porti più vicini per ripararsi erano Alghero, Porto Torres e Stintino. Onde evitare pericoli, per raggiungere detti approdi, provvedevano a tirare a secco le barche nella spiaggia omonima. In una di queste operazioni, al Leudo Giovanna, durante il varo scappava di mano alla tenuta ed acquisendo velocità, nella ripida discesa, ne subiva un violento impatto con l’acqua e il fondo sabbioso. Questo inconveniente causava la rottura in chiglia e lo svergolamento di alcune tavole del fasciame rendendo la barca a colabrodo. Conseguente a questo fatto emerse la necessità di dover sostituire detta barca.

Finita la costruzione dell’Antonio I°, vista la carenza dei materiali, causa la guerra, la barca venne armata con il materiale proveniente dal Leudo Giovanna, andato in demolizione, ed iniziò il lavoro di “Saurraa” a vela, remi e… sudore di “Saurranti”.

Intanto la guerra andava avanti e nell’Aprile del 1943 Porto Torres subì il più cruento bombardamento aereo e subì ingenti danni ai fabbricati, alle opere portuali e all’affondamento di tre grossi piroscafi da trasporto, oltre ad una certo numero di piccole e medie imbarcazioni tra le quali Antonio I° che affondò. Antonio I° fu recuperata dal fondo e iniziò il restauro, gli anni avanzavano e venne l’esigenza di installare un motore. Con l’evolversi dei tempi il mestiere del “Saurrante” divenne lentamente meno remunerativo e così cominciò la riconversione nella pesca a lampara.

Passati alcuni anni l’Antonio I° fu disarmata, venduta ad un primo nuovo armatore e rivenduta ad un altro armatore di Santa Teresa che a sua volta si trasferì alla Maddalena.

Da allora ho perso le tracce e il destino del Leudo.

Nel 2001, durante la penultima regata della Vela Latina di Stintino sono stato coinvolto in una discussione riguardo l’andamento della regata e, a fine commenti, nel congedarci, mi presentai ai miei interlocutori e, uno di questi, nel sentire nome e cognome esordì in un modo fra il perplesso e il sorpreso:

- E’ lei l’ex proprietario del Leudo Antonio I°?

- No, era mio padre… perchè questa domanda?

- Perchè siamo noi i nuovi proprietari della barca, sono uno dei fratelli Di Meglio…

… giù una sfilza di domande sulla “vita dell’Antonio I°” alle quali risposi molto succinto poichè la limitazione del tempo non permetteva sltro riservandomi di dare maggiori informazioni in seguito.

Concludo la presente con un sentito ringraziamento ai fratelli Di Meglio per il sacrificio fisico ed economico ed in particolare per la passione di chirurgia cantieristica applicata nel riportare in vita un Leudo in agonia, destinato a morte sicura in altre mani, ed al quale ero tanto affezionato poichè l’ho visto nascere giorno dopo giorno.

 Antonio Primo

 Porto Torres, Luglio 2003 , Antonio Bo

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